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Errori nella dichiarazione dei redditi

Tabella dei Contenuti

Quest’oggi voglio raccontarti gli errori più frequenti che possono essere commessi nella dichiarazione dei redditi. Non è il massimo parlare di errori, ma è importante farlo proprio per evitare di commetterli, sopratutto nell’elaborazione della dichiarazione dei redditi.

Se vuoi saperne di più sull’argomento, non devi far altro che metterti comodo e dare un’occhiata ai prossimi paragrafi. Buona lettura!

Acconti dell’anno precedente

Acconti dell'anno precedente Errori nella dichiarazione dei redditi

Il primo errore che può commettersi nella compilazione della dichiarazione dei redditi è quello di non considerare gli acconti dell’anno precedente. La dichiarazione dei redditi serve per calcolare le imposte dell’anno precedente, quindi la dichiarazione elaborata nel corso del 2023 serve per calcolare le imposte riguardanti l’anno 2022.

Può capitare che si siano già versati alcuni importi a titolo di acconto sull’imposta di quell’anno, quindi è importante che questi vengano inseriti in dichiarazione, perché vanno ad abbattere l’importo del saldo di imposta da pagare.

Gli ammortamenti

Gli ammortamenti

Il secondo errore che si commette nell’elaborazione della dichiarazione dei redditi è quello di non considerare gli ammortamenti. Si tratta di costi deducibili che possono abbattere il reddito imponibile, che riguardano i cosiddetti beni pluriennali.

Se acquisto un bene o un servizio che ha un utilizzo pluriennale, come ad esempio un PC, un arredo, un software o un’app, sono tutte cose che vado ad inserire in bilancio sotto forma di attivo patrimoniale. Il loro costo viene ammortizzato solitamente in 5/10 anni, quindi significa che se si acquista un bene pluriennale con un valore di 10.000 euro, si dovranno inserire gli ammortamenti di 2.000 euro per ogni anno (nel caso di 5 anni). Questi ammortamenti abbattono il reddito imponibile e vanno quindi inseriti nella dichiarazione, perché permettono di ridurre l’imposta da pagare.

Familiari a carico

Familiari a carico

Il terzo errore che molto spesso si commette nelle elaborazione della dichiarazione dei redditi è quello di non considerare i familiari a carico e le conseguenti detrazioni.

Quando si va a redigere la dichiarazione dei redditi, si inserisce l’importo guadagnato nell’anno e le varie spese detraibili per calcolare l’imposta da pagare. Tuttavia, se si hanno familiari a carico, ad esempio un coniuge o dei figli, è importante inserirli nella dichiarazione, poiché si potrà ottenere una detrazione. Solitamente, questa detrazione è di circa 600 euro annui per ogni figlio a carico.

Per poterla ottenere basterà semplicemente inserire il codice fiscale del familiare a carico all’interno della sezione inerente. Un figlio a carico può essere inserito in dichiarazione anche se ha più di 18 anni, ma l’importante è che non abbia un reddito superiore ai 2.840 euro annui.

Dichiarazione IRAP

Dichiarazione IRAP

Il quarto errore che si commette nell’elaborazione della dichiarazione dei redditi è quello di non considerare la dichiarazione IRAP.

Non tutte le aziende sono soggette alla dichiarazione IRAP, infatti lo sono principalmente quelle che hanno la cosiddetta stabile organizzazione. Si intende un’entità fissa aziendale che è necessaria per lo svolgimento dell’attività, ovvero dei dipendenti.

Attenzione quindi a compilare all’interno della dichiarazione dei redditi anche il modello IRAP. In caso contrario si è soggetti ad una sanzione.

Rispettare le scadenze

Rispettare le scadenze

Il quinto errore da evitare, che è anche quello più banale, riguarda il non rispettare le scadenze. Se on si presente la dichiarazione dei redditi entro la scadenza, si è soggetti ad una sanzione. Secondo la norma, la dichiarazione dei redditi deve essere presentata entro l’ultimo giorno dell’undicesimo mese successivo all’anno di riferimento. In poche parole, la dichiarazione di redditi deve essere presentata entro il 30 novembre dell’anno successivo.

Nel momento in cui si va oltre questa scadenza, se si rientra nei 90 giorni dalla scadenza originaria del 30 novembre, c’è solo un piccolo ravvedimento di 25 euro. Se si va oltre il 30 novembre e oltre i 90 giorni successivi al 30 novembre, la dichiarazione viene considerata omessa e c’è una sanzione che va dai 250 ai 500 euro.

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