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Staff Metodo Vics

Tassazione criptovalute

Tabella dei Contenuti

Oggi torniamo nel mondo delle criptovalute e ci occupiamo di un argomento molto in voga negli ultimi periodi, ovvero la tassazione criptovalute.

Le criptovalute sono uno strumento che si è decisamente sviluppato negli ultimi anni. Per questo motivo si è anche pensato di regolamentare questo mondo con opportune normative fiscali e tributarie. Ma come siamo messi in Italia?

Di questo argomento e non solo parleremo proprio nel corso di questo articolo. Prenditi cinque minuti di tempo libero, mettiti comodo e prosegui con la lettura dei prossimi paragrafi. Buona lettura!

Tassazione criptovalute Italia

Tassazione criptovalute Italia

Entriamo subito nel dettaglio e iniziamo subito a capire la situazione tassazione criptovalute Italia. Nel nostro paese la normativa delle criptovalute non è molto chiara e definita. Infatti, si conoscono solo alcuni punti sulla base dei quali si può andare a definire il comportamento fiscale che deve tenere chi detiene delle criptovalute.

In Italia le criptovalute sono assimilate a degli scambi in valuta estera. Questo significa che è necessaria la compilazione del quadro RW nella dichiarazione dei redditi, a prescindere da quello che è l’importo delle criptovalute che andiamo a detenere.

Plusvalenze criptovalute

Plusvalenze criptovalute

Oltre alla necessità di dichiararle, c’è anche un concetto di limite massimo oltre il quale diventano tassabili le plusvalenze derivanti da criptovalute. Se si detiene un portafoglio di criptovalute la cui giacenza media non supera i 51.645 euro per più di 7 giorni nel corso dell’anno, non ci saranno plusvalenze tassabili. In questo caso basterà indicare nel quadro RW l’importo delle transazioni effettuate con le criptovalute senza avere alcun importo da pagare.

Qualora invece si superasse questo limite, oltre alla compilazione del quadro RW, sarà necessario andare ad indicare in dichiarazione dei redditi quelle le plusvalenze generate dal tuo portafoglio di criptovalute. Su queste plusvalenze sarà applicata un’aliquota a titolo di imposta del 26%.

Facciamo un esempio pratico:

Se le plusvalenze generate da criptovalute sono pari a 10.000 euro andrai a versare un’imposta pari a 2.600 euro, ovviamente a patto che il tuo portafoglio di criptovalute, per più di sette giorni all’anno, come giacenza media superi 51.645 euro.

Questo è quello che prevede la normativa fiscale italiana in materia di criptovalute. Tuttavia attualmente è in corso di definizione un aggiornamento normativo che riguarda nello specifico i cosiddetti exchanger, ovvero coloro che potranno essere considerati detentori di criptovalute a livello “professionale”. Questa normativa prevederà che oltre una determinata soglia, i detentori di criptovalute non vedranno più la loro attività considerata come attività occasionale, ma come un’attività stabile, ovvero verranno considerati degli exchanger.

Coloro che verranno considerati degli exchanger vedranno il reddito derivante dalle criptovalute ricadere nel cosiddetto reddito d’impresa, con la generazione di ricavi e di costi dall’attività con le criptovalute. La differenza tra questi ricavi e costi sarà tassata alle aliquote previste dagli scaglioni IRPEF.

Tassazione criptovalute nel mondo

Tassazione criptovalute nel mondo

Il mondo delle criptovalute è un mondo ovviamente “internazionale”, per cui è importante conoscere anche le normative extra UE, ovvero la tassazione criptovalute nel mondo.

Nella maggior parte dei casi la normativa extra UE è un passo avanti rispetto a quella italiana. Ad esempio negli USA le operazioni derivanti da criptovalute, o meglio la detenzione di criptovalute, viene considerata come una proprietà di colui che le detiene. In sostanza alla stessa stregua di un bene immobile.

Negli USA chi detiene delle criptovalute paga le tasse secondo l’aliquota prevista per gli immobili. In sostanza non sono considerate dei redditi diversi, bensì come delle proprietà che detiene colui che va a negoziare tramite criptovalute.

Come potete capire, la normativa italiana è ancora un passo indietro a livello di regolamentazione. Al momento abbiamo solamente delle “interpretazioni” che ci permettono di arrivare a capire che c’è l’obbligo della compilazione del quadro RW e del pagamento dell’aliquota del 26% al superamento della soglia di cui abbiamo parlato in precedenza.

L’argomento è sicuramente molto importante e sicuramente vi terremo aggiornati non appena ci saranno ulteriori novità per il nostro paese.

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